12.100.000 Arbeit macht frei | 27.01.2017

 

Cristian Aloi Aluà, Serenella Angeloni Cortesi, Anna Argentino e Giovanni Annese, Amalia Francesca Annese, Alberto Balletti, Nicola Bertoglio, Mirta Caccaro, Silvia Calvi, Silvana Cammi, Magda Chiarelli, Maria Korporal, Francesco Lasalandra, Claudio Lepri, Vanna Mazzei, Vetulia Mele, Luca Migliore, Donatella Sarchini, Massimo Scarficcia, Ivan Sghirinzetti, Claudio Stefanoni, Marco Trentin, Elisa Zadi, Sara Zaghetto, Paola Zorzi

Curatela | Antonia Guglielmo
Allestimento | Lorenzo Argentino

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“Il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. È piuttosto, un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo dei cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato.” (ELENA LOEWENTHAL)

Nei campi di sterminio della “macchina” tedesca denominata “soluzione finale del problema ebraico”, si opera a partire dalla metà del 1940 l’eliminazione di circa i due terzi degli ebrei d’Europa e portata a termine dalla Germania nazista mediante un complesso apparato amministrativo, economico e militare che coinvolse gran parte delle strutture di potere burocratiche del regime.

L’annientamento degli ebrei nei centri di sterminio non trova nella storia altri esempi a cui possa essere paragonato, per le sue dimensioni e per le caratteristiche organizzative e tecniche dispiegate dalla macchina di distruzione nazista.
“Ma il Giorno della Memoria non vuole misconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse”.

Circuiti Dinamici vuole partecipare alla presa di coscienza che non denunciare un reato equivale a esserne complice: sempre e comunque, non voler guardare non rendersi consapevoli di ciò che ci accade intorno è essere colpevole quanto chi commette un crimine.
Non possiamo correggere gli errori o epurare il passato, ma nostro dovere è creare i presupposti per non ripetere gli stessi orrori.

Ai 12.100.000 morti.

Antonia Gugliemo

 

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